EL LADO DEL LOBO – Dalla parte del Lupo

30 Gen, 2014

EL LADO DEL LOBO – Dalla parte del Lupo

  Sempre più ferocemente dimostrative e numerose, si succedono le uccisioni di lupi fra la Toscana e il Lazio. Fra gli ultimi episodi il ritrovamento a Tarquinia, giovedì scorso, di un esemplare abbattuto a fucilate, quindi evirato e decapitato. Il tronco era appeso a un cavalcavia, i testicoli legati alla testa scuoiata, abbandonata poco distante.  Un altro animale è stato ritrovato in condizioni molto simili il 28 gennaio vicino Grosseto, in località Spinicci, appeso in bella vista a un ponte nei pressi dell’Aurelia. Sono naturalmente in corso indagini per trovare i responsabili della morte di questi esemplari protetti, intanto che una petizione rivolta al presidente della Regione Toscana chiede contro misure verso tale bracconaggio.

Le istituzioni frattanto non sembrano turbate dall’esplicita violenza dei gesti, né sollecitate a leggerli come suggerimenti di un disagio che forse vale la pena di dover affrontare e risolvere sia per le persone che per gli animali.

La più ovvia chiave di lettura starebbe nell’insofferenza dei pastori nei confronti dei lupi, che oggi ripopolano lentamente alcuni territori e vengono accusati di danni agli armenti.

“Sarebbe ingiusto negare che questo ogni tanto accada, ma la soluzione non è certo rifarsela brutalmente su animali selvatici che arricchiscono il patrimonio faunistico. Sono gli enti e le amministrazioni che devono offrire soluzioni valide agli agricoltori, laddove colpiti, attraverso prevenzione e indennizzi” dice Diego Mantero, direttore della Riserva naturale regionale del Lazio Selva del Lamone. “E’ dal 2011, per esempio, che la Regione Lazio non mette in piedi un capitolato specifico di indennizzo per danni da fauna selvatica. Ora hanno promesso di riattivarsi. Inoltre, si deve prevenire. E’ prioritario. Realizzando recinti, soprattutto per gli stalli notturni. In tal senso il Parco dell’Appennino Tosco Emiliano sperimenta politiche progredite. E il Parco Gran Sasso Monti della Laga ha lavorato a un ottimo progetto su specifici cane da pastore, la cui presenza si dimostra un valido deterrente” prosegue “purché i proprietari imparino a trattarli come si deve”.

Un po’ differente l’opinione della Lav di Tarquinia: “Inquietante sostenere che tali uccisioni deriverebbero da fallimenti di aziende d’allevamento causati dalla predazione delle pecore da parte del lupo. Non ci risulta che l’impatto del lupo sull’economia degli allevatori sia determinante quanto la crisi economica, né differente dal rischio d’impresa di altre aziende che però non godono di rimborsi o bonus. Ed è noto inoltre, da ricerche zoologiche ormai decennali, che spesso le predazioni – comunque limitate e fisiologiche negli equilibri ecologici e che andrebbero considerate senza oneri per la collettività come un qualsiasi altro rischio di impresa – sono spesso artefatte ai fini dell’acquisizione di rimborsi che non sono visti come tali, ma finiscono per essere previsti come veri e propri introiti periodici a cui ricorrere anche in casi che diversamente non giustificherebbero un rimborso. A questo si aggiunge, in alcune aree, l’assenza di politiche gestionali preventive del fenomeno del randagismo, di cui i cani non sono la colpa ma il risultato”.

lupi alfedena

Vero è che cresciuti numericamente, ma non certo in modo così straordinario, limitati nella ricerca del cibo durante i difficili mesi invernali dalla presenza dei cacciatori, i lupi pagano anche le spese della piaga randagismo. “Tre degli animali uccisi nelle ultime settimane erano ibridi” commenta Mantero “e il progetto Ibriwolf  ben descrive la pericolosa compromissione fra cani vaganti e lupi. Persino qualche allevatore senza scrupoli ha approfittato della generale anarchia per creare scriteriati incroci”. Più generalmente, la chiara mancanza di un piano nazionale per affrontare la questione randagi in modo urgente e corretto – sterilizzazioni a tappeto, nel pubblico e nel privato, moratoria agli allevamenti o comunque limiti severissimi per un lungo periodo, controlli capillari, canili intesi come strutture di mero passaggio e adozioni controllate sul territorio – con la consapevolezza di essere di fronte a un vero problema sociale, continua a recare danni, disagi e sofferenze sempre più estesi e imprevedibili a ogni specie.

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