COME EDUCARE IL CANE A NON MENDICARE CIBO

24 Ott, 2014

COME EDUCARE IL CANE A NON MENDICARE CIBO

Ospitiamo un interessante articolo riguardante uno dei problemi che più affligge la vita dei proprietari di cani, nella vita quotidiana, sia da cuccioli che da adulti…cibo dal tavolo si – no…consideriamo cmq l’articolo della Gallicchio un punto di riferimento a cui affidarsi se dovessero esserci dei dubbi, oppure per correggere comportamenti errati adottati fino ad adesso. Resta il nostro punto di vista che è ancorato ad un rapporto equilibrato e sereno fra noi e il nostro amato amico a 4 zampe. Ricordare sempre che vengono prima di tutto le esigenze e i bisogni  del cane, ci porta a ragionare prima di tutto per il suo bene e per la sua vita equilibrata priva di fobie o cattivi comportamenti. Sapersi affidare a dei professionisti poi è necessario quando la gestione delle risorse primarie per il cane diventa un motivo di confusione e squilibrio. Ricevere degli strumenti validi di conoscenza e di educazione cinofila è il punto da cui partire per risolvere problemi anche difficili, per modificare prima di tutto le nostre abitudini e permettere al cane di potersi adattare al meglio alle nostre.

Articolo di Barbara Gallicchio

Perchè i cani chiedono cibo e noi li assecondiamo?

Gray wolf or timber wolf mother and pups.Quando abbiamo addomesticato i lupi, almeno alcune volte, ci saremo trovati con un lupacchiotto di pochissimi giorni di vita da nutrire. Questi lattanti non possono ricevere che latte, l’unico alimento che il loro delicato intestino è in grado di assimilare e, va da sé, nel tardo Paleolitico il latte non si può nè comprare nè mungere. La fonte naturale del latte era il seno della donna. Allattare quindi i neonati di specie diverse dalla nostra è un processo antropologico ben noto che prende il nome di maternaggio:  una decisione della donna di donare il suo latte a una creatura bisognosa che non è il proprio bambino.

Di solito la motivazione intuibile era parallela alla perdita del figlio, evento molto comune in quei tempi estremamente difficili, ma talora anche il semplice desiderio di far sopravvivere il lupacchiotto verso il quale qualche donna ha provato compassione e empatia. I primissimi lupi resi docili sono stati nutriti proprio così, per poi passare a lasciar loro gli scarti del nostro cibo e di questi hanno vissuto, una volta divenuti cani, fino a pochissimi decenni fa.

La gran parte dei cani cresceva nelle fattorie nutrendosi degli scarti della lavorazione del latte, del formaggio e delle carni, nessuno pensava al “cibo per il cane” e anche dopo la rivoluzione industriale, quando la gente si è spostata negli agglomerati urbanizzati, le cose restarono stabilizzate, anche culturalmente. Quindi, per noi, avere i cani sotto e  intorno alla tavola durante la preparazione dei pasti e durante la consumazione è proprio semplicemente parte della storia. E anche della evoluzione del cane stesso; uno studio recente sui marker genetici ha dimostrato che, rispetto ai progenitori lupi, i cani hanno evoluto la capacità di digerire il glutine, almeno la gran parte di loro, quella parte che ha vissuto senza difficoltà digestive con pane, un po’ di latte, residui della lavorazione del formaggio, qualche osso e scarti di carne.

Non dovremmo stupirci, quindi, se è così comune essere portati a condividere il cibo e provare piacere dal farlo; molte persone hanno motivazioni fortissime e viscerali nell’accudimento dei piccoli e semplicemente non sanno nè vogliono negare e resistere ai profondi e umidi occhi imploranti che così accortamente abbiamo selezionato nel cane domestico.

La metà del problema, quella dimensione psicologica umana, è quindi già esplorata.

L’altra metà si chiama “rinforzo positivo”ed è subito spiegato dalla teoria dell’apprendimento: ogni comportamento che produca una soddisfazione, sarà messo in atto ancora e ancora e ancora. E quando il premio, il boccone, non arriva sempre, tutte le volte che lo si chiede, ma ogni tanto, questa incertezza rende il desiderio ancora più intenso e la motivazione più forte. Tanto vale allora decidere se vogliamo dare parte del nostro alimento al cane e darlo sempre oppure non darlo mai.

Ogni comportamento che, messo in atto molte volte, non produce MAI un risultato positivo, tende a estinguersi. Semplice e efficace pertanto la strutturazione di una regola per il cucciolo: se chiedi da tavola non ti verrà dato mai nulla, tanto vale non chiedere.

Occorre però ricordare che il nostro più affezionato animale domestico è un animale curioso, esplorativo e pieno di iniziativa, naturalmente portato ad apprezzare e a poter sperimentare odori, gusti, densità e durezze diverse che vengono a costituire un vero arricchimento della quotidianità, spesso monotona, del cane di oggi.

Nutrirlo unicamente con alimenti di un solo tipo, ad esempio crocchette, potrebbe diventare poco stimolante.

E poi c’è la questione della tipologia del nostro cane, alcuni sono davvero inclini a mangiare molto, sempre affamati e tendono parimenti ad ingrassare, altri, al contrario, sono interessati quel tanto, disoressici a volte, mangiano con moderata soddisfazione. In parte questo è eredità delle origini.

Il tipo di cane evoluto nei climi freddi, è per sua natura adattato a accumulare calorie, proprio a livello metabolico e fisiologico: sono più grossi o comunque  massicci, tarchiati, con facilità ad accumulare grasso sottocutaneo (isolante nei climi gelidi) e il mantello è doppio, molto protettivo; esempio di questi tipi morfo-funzionali sono i Terranova, i Retriever, i cani Nordici come gli Husky, i cani da acqua come i Cocker Spaniel. Facili al sovrappeso, mai sazi.

I cani del caldo, invece, sono leggeri, longilinei, sottili negli arti e con “molta aria sotto di sé” con pelle sottile appoggiata sul piano muscolare senza grasso nel sottocute (devono disperdere il calore e non trattenerlo). Di appetito moderato, mangiano con un certo distacco. Esempi di queste tipologie sono, naturalmente, i Levrieri e i Primitivi. Questi fanno molta fatica  ad ingrassare.

La prima conseguenza di questa evoluzione è quindi che sarà molto più difficile tenere lontano dalla tavola il nostro Labrador che il nostro Saluki!

Se il cane lo abbiamo ereditato già grande, per esempio da un canile, per questo individuo il cibo potrebbe essere una risorsa preziosissima, e può essere disposto a rubarlo, a difenderlo, perdendo letteralmente il controllo. In un caso come questo è necessario armarsi di pazienza; fintanto che la bramosia non si sarà acquietata e non avrà capito che d’ora in poi non dovrà più temere di patire la fame, sarà opportuno approntare un cancelletto alla porta della cucina, dietro cui il cane potrà restare lontano dalla tavola, con la sua ciotola piena, tranquillo. Alla fine del nostro pasto, potrà ricevere un ulteriore piccolo premio. In casi estremi può essere necessario un aiuto professionale, se c’è uso di comportamenti aggressivi di pretesa o difesa del cibo, e talora queste situazioni effettivamente possono configurare un pericolo di morsicature.

Anche senza aggressività, certi cani semplicemente salgono sui tavoli, sulle mensole della cucina, persino sui fuochi, per il semplice fatto che non hanno mai avuto alcuna regola di educazione; ecco che il cancelletto o, meno opportuno ma comunque una possibile alternativa, un punto fisso solido dove tenerlo legato con una lunghina. In questa zona avremo approntato un comodo cuscino e proprio in questo punto lo abitueremo a posizionarsi per ricevere graditi e prelibati premi da rosicchiare, come uno dei giochi da riempire di cibo che si trovano nei negozi oppure un osso. Durante i nostri pasti il cane può quindi stare lì contento con qualcosa da rosicchiare.

il cancelletto è un buon sistema per tenere il nostro golosone fuori dalla cucina ma sempre nel nostro stesso spazio sociale: le porte chiuse non insegnano niente tranne la frustrazione!

Se la difesa del cibo nella ciotola è di intensità tollerabile, ovvero il cane ringhia solo se ci si avvicina troppo mentre sta mangiando, si può cambiare la sua visione della somministrazione di alimenti semplicemente frazionando il pasto in più porzioni e dispensandole una alla volta mentre il cane sta con il muso nella ciotola, facendo letteralmente cadere con delicatezza una porzione dopo l’altra. In tal modo, il nostro cane impara che chi si avvicina alla sua ciotola lo fa per aggiungere cibo e non per sottrarlo e rapidamente abbasserà la tensione fino ad arrivare a scodinzolare a chiunque si avvicini. In momenti diversi dal pasto, può essere utile andare a mettere un bocconcino ulteriore nella ciotola, avendo cura di farsi notare.

Se, al contrario, il cane attacca, tenta di mordere o addirittura ha già morso le persone che si muovono, persino inavvertitamente, verso la zona dove è la ciotola anche quando è vuota o comunque tenta di possederla in modo aggressivo, allora occorre rivolgersi a un Medico Veterinario Comportamentalista.

Anche quando decidessimo di nutrire il nostro solo con un tipo unico di alimento secco, non facciamogli mancare mai l’esperienza di provare qualcosa di diverso, come un osso, che mantiene i denti puliti, o un gioco di quelli da farcire.

Comments

comments

educatoricinofili

Leave a Reply

*


wp_footer(); ?>